
Lo
scopo di questa righe è quello di “rammentare”
i principi, i valori e le regole che ogni buon motociclista dovrebbe
conoscere e osservare.
Il tutto nello spirito di massima libertà e senza creare
“costrizioni” che innegabilmente cozzano con lo spirito
motociclistico. Diciamo che servono per conservare e tramandare
quello spirito di fraternità, collaborazione e amicizia
che tutti i motociclisti passati, presenti e futuri hanno eletto
a propria regola di vita.

- Saluta sempre i fratelli motociclisti che incontri per la strada,
con un gesto della mano (#) o con
un lampeggio isolato.
- Non superare mai in maniera azzardata, specialmente uno sconosciuto.
- Se dietro sopraggiunge uno più veloce lascialo passare,
indicando con l’indice della mano sinistra verso terra (non
avete mai visto delle corse?). Se avete problemi allargate una
gamba, se vi dovete fermare alzate il braccio sinistro.
- La strada non è un circuito, non rischiare la vita in
stupide gare.
- Non hai niente da dimostrare a nessuno: il bello è conoscere
e stare con i fratelli motociclisti, non raccattarli da terra!
- Resta sempre nella tua corsia. Non invadere mai la corsia opposta
e ricorda che sulle strade di montagna gli autobus possono impegnare
anche più della loro corsia.
- Aiuta sempre un fratello motociclista in difficoltà.
Domani potresti essere tu ad averne bisogno.
- Segnala sempre con dei gesti o lampeggi ripetuti eventuali pattuglie,
posti di controllo e presenze delle forze dell’ordine.
- Soccorri sempre un motociclista che ha avuto un incidente, abbi
cura di lui e della sua moto. Trattalo come fosse tuo fratello.
Prenditi cura della sua moto come fosse la tua.
- Nei centri abitati rispetta sempre i limiti di velocità:
così facendo sarà più facile scorrazzare
sui passi senza troppi controlli.
- Non sorpassare mai un altro motociclista in piega all’interno,
se scivoli oltre alla figura del pinguino puoi trascinare con
te chi non ha colpa della tua imbecillità.
- Quando hai un passeggero sii prudente e attento ricordati che
ne sei responsabile, se tu ti fai male quasi certamente se ne
farà anche lui.
- Ricordati che anche se sei un ottimo motociclista, “la
mamma degli imbecilli é sempre incinta”: quindi tieni
mille occhi puntati sulla strada: davanti, di lato, di dietro,
molto oltre a colui che ti è davanti. La maggior parte
degli incidenti avviene per colpa d’altri.

- Una birra e un giro in compagnia non si rifiutano mai.
- La moto è come una donna: prima di toccare o provare
una moto altrui chiedine il consenso. Tu faresti cavalcare il
tuo partner da uno sconosciuto?
- Non denigrare mai moto, usi e costumi altrui. Ognuno è
motociclista a modo suo. In fondo il mondo è bello perché
vario!
- Quando c’è la compagnia, km, intemperie e avversità
non contano. Il vero motociclista non ha paura di bagnarsi o congelare!
IL motociclista non è solubile in acqua.
- Quando si parte in compagnia, si torna in compagnia: non lasciare
mai un compagno da solo, potrebbe aver bisogno d’aiuto.

Comportamento
da attuare in attesa dell’arrivo dei soccorsi:
1) Allertare immediatamente il numero di emergenza sanitaria 118
2) Non muovere il motociclista ed evitare che si muova
3) Non tentare di togliere il casco
4) Alzare la visiera del casco e verificare che le vie aeree non
siano ostruite cercando di non muovere la testa
5) Valutare lo stato di coscienza e confortare l’infortunato
(se cosciente)
6)
In caso di pioggia o basse temperature coprire il ferito con teli
o giacche
7) Non somministrare acqua o altri liquidi
8 ) Se possibile posizionare il proprio veicolo prima del ferito
in modo da proteggerlo
9) Non usare fiamme libere e non fumare poiché è
facile che dalla moto incidentata fuoriesca il carburante
10) In ogni caso attenersi alle indicazioni fornite per telefono
dall’operatore del 118.

Antico
gesto che pare risalga al tempo in cui i cavalieri cavalcavano
ancora un sol cavallo per volta e in carne ed ossa. La leggenda
narra infatti di un cavaliere solitario in sella al suo destriero
da non si sa quanti giorni, che percorreva in salita un sentiero
di montagna in una tranquilla giornata di sole. In alcuni tratti
egli godeva nello spronare il suo cavallo per sentire il vento
attraverso le fessure della sua armatura per poi rallentare e
godersi i rumori del bosco che attraversava. Intanto più
in alto e più in la verso l’orizzonte si scorgevano
gia le torri del castello dove era diretto. Al cavaliere gli si
illuminarono gli occhi dalla gioia. Quand’ecco scorgere
in lontananza ed in direzione contraria la figura di un altro
cavaliere che si avvicinava anch’egli felice. Quando i due
si incrociarono, quello proveniente dal castello, sollevando la
mano destra e con l’indice ed il medio disposti a “V”,
esclamò: “Mi spiace amico arrivi 2°, la principessa
me la son già impalmata io!” e si allontanò
al galoppo… Ecco quindi come è giunto fino a noi,
cavalieri di oggi, il gesto di salutarsi con le classiche dita
a “V”, poiche quello che non saluta, automaticamente
impersonifica il cavaliere corn… pardon ritardatario.